Prima della scoperta dei raggi cosmici, molti scienziati fecero misure dai luoghi più disparati per comprendere la natura di quella radiazione ionizzante e molto penetrante che veniva rilevata ovunque. Dalle torri più alte, alle cime delle montagne, da sott'acqua al mare, ai laghi d'alta quota; ci vollero anni per capire la provenienza di tale radioattività. Il rebus fu risolto nel 1912 da Victor Hess con i voli in pallone, il quale che capì che la fonte della radiazione doveva trovarsi al di fuori dal nostro pianeta.
Oggi questi corpuscoli radioattivi li chiamiamo raggi cosmici perchè provengono dal cosmo, ma in realtà non sappiamo ancora bene da quale parte del cielo provengano. Quello che sappiamo bene invece è che più si sale in quota, più il loro numero aumenta.

Partenza della funivia da Staffa (Macugnaga)
Radiazione in funivia
Una delle prime funicolari costruite in Europa è la funivia del colle di Bolzano, la cui inaugurazione risale al 1908. Quindi questo mezzo di trasporto era già in uso agli inizi del novecento durante la fase "investigativa" dei raggi cosmici, malgrado ciò, sembra che non vi siano testimonianze di misure fatte a bordo di funivie.

Funivia di Bolzano del 1908 (fonte:Provincia di Bolzano)
Il problema principale delle misure di radioattività a diverse quote (inferiori a 3500 m) è che la differenza non è così tangibile, se non utilizzando strumenti sensibili e molta statistica. Soprattutto la differenza netta nei valori registrati inizia ad affermarsi sopra i 3000-3500 m di altitudine (come abbiamo ben dimostrato in altri esperimenti).
Di seguito riportiamo una misura sulla variazione di altitudine durante lo spostamento in funivia. La differenza rispetto alle misure convenzionali in cui si misurano i valori medi a diverse altitudini, consiste nel fatto che la registrazione è avvenuta in modo continuo durante tutto il viaggio.
Il rivelatore
Lo strumento utilizzato è un AMD5-MiniLab (AMD5 compresso nel minor spazio possibile) funzionante a batterie, che può funzionare come dosimetro, contatore Geiger o contatore di raggi cosmici. Per la registrazione dei dati è equipaggiato con un registratore di impulsi audio, una soluzione resa necessaria per alleggerire il più possibile lo strumento e allo stesso tempo contenere le dimensioni e il consumo energetico.
Le tracce audio sono analizzate - a seconda dei casi - o con un software di editing audio in cui sia possibile visualizzare lo spettro sonoro, oppure con una versione apposita di AstroRad.

Spettro audio (parte della fase di discesa), si può notare anche a vista
che la frequenza (numero di particelle) diminuisce verso destra,
mentre l'ampiezza del segnale non è indicativa.
Le misure di radiazione cosmica
Questa ricerca è stata intrapresa a Macugnaga, dove la veloce funivia collega Staffa (1300 m) al Monte moro (2800 m) passando per una breve sosta intermedia (cambio funivia) dell'Alpe Bill.

Funivia dall'Alpe Bill (1600 m) al Monte Moro
Oltre ai dati della radiazione, un GPS ha permesso di ottenere i dati delle quote di percorso e sincronizzarle coi dati del rivelatore.
Le misure di radiazione sono state fatte con la funzione "dosimetro", il che implica il funzionamento con i due tubi GMT che raccolgono i segnali di tutte le particelle ionizzanti che incontrano; tali segnali sono trasformati dallo strumento in impulsi e registrati su una memoria SD, il conteggio viene successivamente trasformato in dose dopo l'analisi e la conversione dei dati.
Come dicevamo, la statistica - intesa come durata di tempo nelle misure - è importante in queste attività, la dimostrazione è visibile nelle due misure fatte durante la salita e la discesa, riportate di seguito.

Grafico della salita della funivia, notare il grafico interno (in verde) del GPS.
Durante la salita l'aumento non è così evidente, un occhio esperto potrà comunque scorgere l'integrazione maggiore alla quota più elevata, ma per rendere evidente l'aumento basta tracciare la linea di tendenza (la linea rossa) che evidenzia come i dati siano sicuramente in aumento.

Grafico della discesa della funivia, notare il grafico interno del GPS.
Il grafico dei dati in fase di discesa invece è lampante ed evidenzia perfettamente la diminuzione di particelle da 2800 m fino a 1300m di quota.
I muoni
Meno fortunate invece le misure dirette sui muoni dei raggi cosmici ottenute col metodo delle coincidenze tra GMT. La differenza infatti è risicata per via della durata limitata delle misure, protratte solo per una manciata di minuti e anche perchè lo strumento è stato impostato con una strettissima soglia di coincidenza; basta infatti un muone in più o in meno per far pendere l'ago della bilancia più da una parte che dall'altra.

Raggi cosmici a differenti altitudine (tramite metodo delle coincidenze)
Il valore medio di muoni misurati a 2800 m di quota è risultato essere di 29.28 (±7.4)* contro i 25.38 (±6.6)* a 1300 m, l'errore molto alto tra le parentesi è indice di bassa affidabilità statistica.
(*valori relativi convertiti in flusso m2/s/sr)
M.A.
Curiosità:

La "Madonna delle Nevi" a 2950 m di quota

Il ghiacciao "Belvedere"
sotto al massiccio del Monte Rosa, visto dalla funivia. Il ghiaccio è ormai confinato alle quote più alte.
Rivelatori AMD5 disponibili 19.09.2026
Durante l'estate sono stati portati a termine due nuovi rivelatori. Il primo è un AMD5 classico, di quelli utilizzati correntemente nel progetto ADA. A differenza dei precedenti modelli, quest'ultimo è equipaggiato con sensori cinesi J305, i quali sono equivalenti agli SBM20 russi utilizzati finora, ma ormai difficilmente reperibili. Il secondo è un nuovo modello di AMD5 (New Edition) che monta schede elettroniche di nuova concezione e sensori più grandi (J306). I sensori di maggiori dimensioni rendono le misure ulteriormente più precise; questo modello è equivalente ad alcuni prototipi precedentemente costruiti come AMD11, AMD15 e AMD16. Il rivelatore è nato seguendo anche i risultati del nostro precedente sondaggio. Oltre alle caratteristiche condivise con i precedenti AMD, l'involucro utilizzato ha lo schermo trasparente con elettronica e sensori a vista. Altri due rivelatori AMD5 sono disponibili essendo stati dismessi da precedente utilizzo e revisionati completamente. Per chi fosse interessato, i rivelatori si possono visionare dalla consueta pagina dedicata: AMD5.

"La vita in un guscio di plasma" il nuovo libro di Marco Arcani 03.08.2026
La Terra è molto più di ciò che vediamo. Da lontano essa appare come una fragile sfera azzurra sospesa nello spazio. Ma osservata con gli "occhi" di una particella elementare, la Terra assume un aspetto completamente diverso: un nucleo protetto da un immenso guscio di plasma, immerso in una rete di campi elettrici e magnetici che la collegano al Sole e all'ambiente cosmico.Quel guscio invisibile non è soltanto una curiosità della fisica spaziale. È probabilmente uno degli ingredienti fondamentali che hanno permesso alla vita di nascere, evolversi e sopravvivere sul nostro pianeta.
La vita in un guscio di plasma accompagna il lettore in un viaggio attraverso magnetosfera, plasmasfera, fasce di Van Allen, aurore polari, raggi cosmici e missioni spaziali, mostrando come questi fenomeni siano parte di un unico sistema profondamente interconnesso.
Ma il libro propone anche una riflessione sul modo in cui costruiamo la conoscenza scientifica. Quando un modello riesce a spiegare solo parte dei fenomeni osservati, è legittimo chiedersi se esistano prospettive diverse, capaci di descrivere la Natura in modo più completo. Lo spirito della scienza non consiste nel difendere un paradigma, ma nel metterlo continuamente alla prova.
La scienza progredisce quando cambia il modo in cui osserviamo la realtà. A volte non servono soltanto strumenti sempre più potenti, ma anche nuovi punti di osservazione e la capacità di vedere con occhi nuovi quello che ci circonda da sempre. Il guscio di plasma della Terra è un esempio di come una prospettiva diversa possa rivelare una connessione profonda tra il nostro pianeta, il Sole e l’intero universo.
Aggiornamento da AMS sui modelli teorici dei raggi cosmici 30.09.2026
A bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal 2011, lo spettrometro AMS ha analizzato oltre 260 miliardi di eventi, esaminando lo spettro di 20 elementi di raggi cosmici. I nuovi dati pubblicati su Physical Review Letters dividono la radiazione cosmica in quattro classi distinte — due primarie e due secondarie —, smentendo i modelli teorici attuali. L'analisi recente di elementi come fosforo, cloro, argon, potassio e calcio rivela come anche i raggi secondari si dividano in due classi basate sulla rigidità. Inoltre, gli elementi con numero atomico pari come argon e calcio risultano più abbondanti rispetto ai vicini dispari come fosforo, cloro e potassio. Con un upgrade previsto per il 2027, l'AMS continuerà a studiare materia oscura e antimateria.

Fonte: CERN Courier
Il libro AstroParticelle
26.09.2013 - Un viaggio scientifico tra i raggi cosmici raccontato attraverso la storia, le invenzioni i rivelatori e gli osservatori; senza trascurare gli effetti che essi producono coinvolgendo numerose discipline scientifiche tra cui astrofisica, geofisica e paleontologia.
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