Come sappiamo, durante il suo normale ciclo di attività, il Sole disperde nello spazio gran parte del proprio plasma, il vento solare, responsabile inoltre delle suggestive aurore polari. Le particelle solari essendo cariche e in movimento posseggono anche un campo magnetico; il nostro pianeta è investito costantemente da questo vento solare e grazie al suo campo magnetico in concomitanza con quello globale del Sole ci protegge dai raggi cosmici galattici deviandone in parte il flusso.
In periodi di alta attività solare, a volte si può avere una diminuzione dei raggi cosmici improvvisa di oltre il 20% che può durare da qualche ora fino a qualche settimana, è l’effetto Forbush (Dal fisico americano Scott Forbush) generalmente prodotto da improvvise ondate di vento solare provocate da fenomeni di eruzioni solari SF o CME[1].
Attualmente il Sole sta progressivamente diminuendo la sua attività periodica (di circa 11 anni) e si sta avviando verso la fase di quiete in cui il minimo di attività dovrebbe essere centrato a cavallo del 2019. In questo periodo tipicamente aumentano i buchi coronali (attività elettromagnetiche simili alle macchie solari ma prodotte sulla corona del Sole anzichè sulla fotosfera) e di solito le eruzioni solari diminuiscono come frequenza, ma quelle rare possono essere molto intense, sono perciò possibili "colpi di coda" imprevedibili.
Eruzione solare del 6 settembre
Questo è proprio il caso dell'evento avvenuto il 6 settembre 2017; in realtà esiste un minimo di previsione prodotto da diverse agenzie spaziali preposte allo space weather, come il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
La loro previsione riportava infatti: Outlook For September 4-10 There is a chance for R1-R2 (Minor-Moderate) radio blackouts for 04-10 September due to potential significant flare activity from active sunspot Regions 2673 and 2674. (Data used to provide space weather services are contributed by NOAA, USAF, NASA, NSF, USGS)
Quello che è successo è stato qualcosa di molto più intenso, una sequenza di due solar flare classificati come intensità, rispettivamente in X2.2 e X9.3 (vedi box a fianco), quest'ultimo risulta essere in assoluto il più potente dell'ultimo ciclo solare. In seguito la regione attiva AR 2673 ha rilasciato anche un CME (Coronal Mass Ejection). La tempesta magnetica sulla Terra è stata classificata come G4 (su una scala da 1 a 5, vedi NOAA).
I raggi cosmici e l'effetto Forbush
A parte i problemi classici alle telecomunicazioni, tipici in questi casi, non sembrano essere stati segnalati altri gravi problemi. Dal punto di vista dei raggi cosmici, le eruzioni solari (solar flare) producono getti di protoni accelerati che possono raggiungere energie nell'ordine dei GeV, questi sono veri e propri raggi cosmici solari che si muovono quasi alla velocità della luce e raggiungono la Terra in poche decine di minuti producendo disturbi radio.
Mentre la massa di plasma prodotta dal CME è quello che provoca le tempeste magnetiche e tipicamente aumenta il campo magnetico interplanetario deviando i raggi cosmici galattici. I CME impiegano in media 36 ore per raggiungere la Terra. Questo CME in particolare non è stato dei più intensi visti nell'ultimo ciclo solare, tuttavia la sua direzione era ben allineata verso il nostro pianeta e questo è il parametro più importante per gli effetti sulla magnetosfera terrestre.
Le eruzioni solari e in particolare i CME producono una diminuzione dei raggi cosmici a terra (l'effetto Forbush), mentre producono un aumento di particelle ad alta quota e nello spazio, questo è uno dei pericoli maggiori per i satelliti artificiali, gli astronauti in orbita e i voli aerei.
La previsione che a terra i raggi cosmici diminuiscono è confermata dal Neutron Monitor Database (NMDB) si nota infatti che dopo quasi 48 ore dall'eruzione solare del 6 settembre, il flusso dei raggi cosmici diminuisce sensibilmente, in tutti i rivelatori della rete NMDB:
La rete di ADA
La cosa interressante -dal nostro punto di vista - è che si nota una leggera diminuzione dei raggi cosmici, anche in tutti i rivelatori AMD5 della rete di ADA in funzione durante questo periodo. Di seguito alcuni grafici ricavati dai dati dei rivelatori analizzati, la regressione semplice evidenzia la tendenza che è negativa (per tutti) nelle ultime 48 ore circa (7-8/09/2017 "time" in asse x):
— Postazione di Venegono Inferiore (VA)
— Postazione di Tradate (VA)
— Postazione di Cariati (CS)
— Postazione di Torino
— Postazione di Biella
— Postazione di S. Maria di Sala - Marghera (Venezia Mestre)
Per quantificare l'effetto Forbush ovvero la diminuzione totale dei raggi cosmici galattici e la sua durata sarà necessario analizzare i dati anche nei prossimi giorni, nel frattempo il Sole continua a essere in attività e le due grandi regioni attive potrebbero ripresentarsi tra una ventina di giorni circa.
Le aurore polari
Uno dei fenomeni fisici più suggestivi collegati all'attività solare è sicuramente quello delle aurore, in questi giorni alcune aurore boreali sono state visibili anche a latitudini relativamente basse. Gli effetti di questa tempesta solare si sono manifestati in una elevatissima intensità luminosa di questi fenomeni circumpolari; la loro luce è stata così alta tanto che in alcune città, lo spettacolo delle "luci del Nord" ha letteralmente bloccato il traffico automobilistico.
Una bella immagine del 09.09.2017 di Phil Halper da Tromso (Norvegia)
M.A.
[2]https://phys.org/news/2017-09-significant-solar-flares-imaged-nasa.html
"La vita in un guscio di plasma" il nuovo libro di Marco Arcani 03.08.2026
La Terra è molto più di ciò che vediamo. Da lontano essa appare come una fragile sfera azzurra sospesa nello spazio. Ma osservata con gli "occhi" di una particella elementare, la Terra assume un aspetto completamente diverso: un nucleo protetto da un immenso guscio di plasma, immerso in una rete di campi elettrici e magnetici che la collegano al Sole e all'ambiente cosmico.Quel guscio invisibile non è soltanto una curiosità della fisica spaziale. È probabilmente uno degli ingredienti fondamentali che hanno permesso alla vita di nascere, evolversi e sopravvivere sul nostro pianeta.
La vita in un guscio di plasma accompagna il lettore in un viaggio attraverso magnetosfera, plasmasfera, fasce di Van Allen, aurore polari, raggi cosmici e missioni spaziali, mostrando come questi fenomeni siano parte di un unico sistema profondamente interconnesso.
Ma il libro propone anche una riflessione sul modo in cui costruiamo la conoscenza scientifica. Quando un modello riesce a spiegare solo parte dei fenomeni osservati, è legittimo chiedersi se esistano prospettive diverse, capaci di descrivere la Natura in modo più completo. Lo spirito della scienza non consiste nel difendere un paradigma, ma nel metterlo continuamente alla prova.
La scienza progredisce quando cambia il modo in cui osserviamo la realtà. A volte non servono soltanto strumenti sempre più potenti, ma anche nuovi punti di osservazione e la capacità di vedere con occhi nuovi quello che ci circonda da sempre. Il guscio di plasma della Terra è un esempio di come una prospettiva diversa possa rivelare una connessione profonda tra il nostro pianeta, il Sole e l’intero universo.
Misure di raggi cosmici con il pallone sonda del progetto SEM 3.07.2026
Nell’ultimo numero del "Giornale di Fisica" della SIF (Vol. 67, N. 2, aprile-giugno 2026) è stato pubblicato l'articolo sui risultati ottenuti dal Progetto SEM, realizzato dagli studenti del Liceo Scientifico di Cariati (CS), guidati dal Prof. Domenico Liguori.
Ricordiamo che il pallone sonda è stato lanciato da Paola il 20 ottobre 2025, portando nel "vicino spazio" la strumentazione progettata per effettuare importanti esperimenti a quelle altitudini.
Il Progetto SEM è stato il risultato di una grande partecipazione tecnica e scientifica, con il contributo diimportanti enti di ricerca italiani, docenti, studenti e professionisti dove ABProject Space ha lavorato a fianco degli studenti e dei docenti nella progettazione della sonda e nelle attività di simulazione, lancio e recupero...

Fonte: Società Italiana di Fisica
AMS svela nuovi segreti sui raggi cosmici 12.07.2026
L’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS), installato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dal 2011 ha analizzato oltre 200 miliardi di particelle. Ora la collaborazione AMS ha dimostrato che la tradizionale divisione dei raggi cosmici in soli due gruppi è incompleta. I raggi cosmici sono stati tradizionalmente classificati in particelle primarie, prodotte e accelerate da sorgenti astrofisiche, e particelle secondarie, generate quando i raggi cosmici primari interagiscono con la materia durante il loro viaggio nella Galassia (ad esempio in atmosfera). Grazie a 13,5 anni di dati e all’analisi di circa un milione di raggi cosmici composti da elementi pesanti, AMS ha scoperto che entrambi i gruppi presentano popolazioni differenti, in base alla loro rigidità magnetica. I risultati rivelano quindi quattro classi distinte di raggi cosmici: due tipi di raggi cosmici primari e due tipi di raggi cosmici secondari. La scoperta è stata resa possibile dalle misurazioni precise di cinque elementi pesanti — fosforo, cloro, argon, potassio e calcio — che portano a 20 il numero totale degli elementi studiati da AMS. I nuovi risultati dimostrano che la produzione e la propagazione dei raggi cosmici sono processi molto più complessi di quanto ipotizzato in precedenza...
Fonte: CERN Bulletin
Il libro AstroParticelle 26.09.2013 - Un viaggio scientifico tra i raggi cosmici raccontato attraverso la storia, le invenzioni i rivelatori e gli osservatori; senza trascurare gli effetti che essi producono coinvolgendo numerose discipline scientifiche tra cui astrofisica, geofisica e paleontologia. |
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