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Raggi cosmici e fulmini

Due fenomeni uniti da una stretta parentela

L'elettricità in atmosfera e anche nello spazio è un fenomeno molto importante, tuttavia raramente gli si attribuisce l'importanza dovuta, sia in meteorologia che in astrofisica.

La terra è come un grosso condensatore carico, la sua lastra negativa è il suolo e la sua lastra positiva è la ionosfera, in mezzo c'è il "dielettrico" ovvero l'aria che però da terra fino alla ionosfera non ha una densità costante, cioè non è un dielettrico isotropo e questo complica le cose sul modello di condensatore. L'aria ha una rigidità dielettrica di 3000 Volt per mm, questo vuol dire che due fili carichi distanti 1 mm produrranno una scintilla se la tensione tra di loro è almeno di 3 kV. La tensione elettrica in aria è di circa 120 volt per metro lineare, quindi da terra fino agli strati inferiori della ionosfera ci sarebbero ipoteticamente la bellezza di circa 10 milioni di Volt; in realtà la conduttività dell'aria non è costante per cui il valore è più vicino ai 100.000 - 500.000 Volt. In alcune occasioni ci accorgiamo di queste cariche elettriche, quando ad esempio scendiamo dall'automobile e tocchiamo la portiera, tutto questo con con tempo sereno. Se ci sono temporali la situazione si complica e le cariche elettriche locali raggiungono tranquillamente i 100 milioni di Volt. Questi sono i valori indispensabili - ma non sufficienti - per fare scoccare la scintilla tra le nuvole.


Cosa sono i fulmini lo sanno più o meno tutti, sono scariche elettriche che si propagano in atmosfera tra nuvola e nuvola, oppure tra nuvola e terra. In generale, la formazione di una scarica elettrica dipende dalla tensione elettrica e dal dielettrico presente, cioè la materia in cui si crea il campo elettrico. La distanza tra le cariche negative e positive è un'altro fattore determinante. La relazione tra la distanza delle cariche elettriche, la pressione e la tensione necessaria per fare scoccare l'arco elettrico in un determinato gas è esposto dalla legge di Paschen [1].

Dove Vs è la tensione di "scarica" che dipende da una serie di parametri: P la pressione, d la distanza, Vi il potenziale di ionizzazione del gas, Pa la pressione a livello del mare, L il percorso libero molecolare medio (la distanza raggiunta da due molecole prima di urtarsi) e γ il coefficiente di elettroni secondari (esempio cascate Townsend).

Per quanto complesso, questo è un modello di partenza che vale in certe condizioni, tuttavia in atmosfera le cose sono sempre molto complicate. In campo aerospaziale la corrente elettrica in atmosfera è presa in seria considerazione, dato che i velivoli accumulano cariche elettriche per effetto triboelettrico (strofinamento), questo è un dato che fa parte anche dei protocolli necessari per il lancio di un razzo nello spazio, determinate condizioni elettriche atmosferiche possono infatti far rimandare la partenza di un vettore, i rischi maggiori sono legati alla distruzione degli elementi di comunicazione, come le antenne e apparati elettronici connessi. Alcuni ricercatori si stanno anche interrogando sui possibili rischi delle scariche elettriche per future missioni nell'atmosfera di Marte[2].

Una cosa scoperta relativamente di recente è che la scarica del fulmine viene preceduta da una scarica di intensità minore chiamata "step leader", questa "corrente parassita" è composta da cariche elettriche che ricercano la strada più semplice per raggiungere il potenziale elettrico di carica opposta (la corrente elettrica un po' come l'acqua segue il percorso più breve). Quando la strada è aperta, la ionizzazione è tale da far partire la scarica vera e propria che è ciò che chiamiamo fulmine. Questa scoperta è stata possibile grazie alle fotocamere ad altissima velocità, come esposto nel video seguente.



La maggior parte dei fulmini sono chiamati negativi. perchè la scarica elettrica avviene dalla base della nuvola che possiede una carica negativa e la superficie del suolo che si ricopre di cariche positive (nonostante il suolo sia negativo). Più rari sono i fulmini positivi, dove generalmente l'arco elettrico parte dalla sommità della nube e scarica direttamente al suolo negativo. Questi ultimi sono molto più potenti dei primi, inoltre da non molto tempo è noto che quando avviene una scarica positiva si genera anche una scarica verso la ionosfera, queste scariche sono chiamate sprites (sono stati osservati anche in concomitanza con fulmini negativi) e rientrano nella categoria dei fenomeni elettrici transienti (TLE). Queste affermazioni sono da considerare con cautela in quanto lo studio dei fulmini è in continua evoluzione e la comprensione dei fenomeni elettrici in atmosfera è ancora molto scarsa.



Cariche positive (+) e negative(-).


Esistono infatti diversi altri fenomeni elettrici ancora poco conosciuti e la cui formazione è solo oggetto di speculazioni e sono sempre catalogati sotto la voce di TLE (Transient Luminous Event). Ma non è finita, i fulmini hanno così tanta energia che i fotoni sono talmente veloci da entrare nel dominio dei raggi X e gamma e sostanzialmente quasi ogni fulmine emette brevi flash in raggi X e più raramente in gamma. Altri fenomeni gamma sono stati osservati nelle nubi temporalesche, questa volta però sono eventi di lunga durata (runaway breakdown - vedi più avanti) e sembra che siano elettroni prodotti dai raggi cosmici e accelerati dai campi elettrici presenti all'interno dei temporali. Per aumentare la confusione recentemente sono stati osservati dai satelliti in orbita, anche raggi gamma in condizioni di assoluto cielo sereno.



Esempio di alcuni eventi elettrici in atmosfera chiamati TLE.


L'osservatorio di raggi cosmici LOFAR in Olanda ha trovato un metodo d'avanguardia per determinare il potenziale elettrico delle nubi tramite la deflessione dei muoni "cosmici". Questa tecnica seppur giovane e probabilmente da affinare ha evidenziato che la differenza di potenziale nelle nubi sfiora il miliardo di Volt! Un problema grosso nella formazione dei fulmini, in effetti è che il potenziale elettrico delle nubi non sarebbe sufficiente per innescare l'arco elettrico, ecco quindi che il ruolo dei raggi cosmici sarebbe determinante per innescare la scintilla principale. Le cascate elettrofotoniche, all'interno degli sciami di raggi cosmici secondari hanno un grande potere di ionizzazione, questo può influire sulla quantità di cariche elettriche e agevolare il percorso dello "step leader". Se prendiamo come riferimento la legge di Paschen, possiamo semplicemente osservare che i raggi cosmici influiscono sul parametro γ (il coefficiente di elettroni secondari) che si trova al denominatore, se il rapporto 1/γ aumenta, la scintilla puo generarsi con una tensione minore (considerando costanti gli altri parametri).

Un'altra spiegazione di come i raggi cosmici possono agevolare la scarica elettrica è la teoria di "runaway breakdown", questa teoria è stata presa in considerazione grazie alla scoperta dei segnali radio provenienti dai fulmini, brevemente consiste nel fatto che elettroni veloci, in certe condizioni - come nei campi elettrici delle nubi - possono accelerare la loro velocità e interagendo con la materia producono altri elettroni accelerati creando una moltiplicazione di elettroni a valanga. Questa teoria funziona, solo se sono presenti elettroni iniziali aventi le caratteristiche appunto di quelli degli sciami dei raggi cosmici.


Stazione scientifica Tien-Shang in Kazakistan [3].


Il condensatore terrestre si ricarica e scarica in continuazione dato che in ogni istante avvengono un migliaio di temporali e una domanda che può sembrare banale è: da dove arrivano tutte le cariche elettriche necessarie a sostenere questo circuito? La risposta è da cercare nello spazio, il Sole disperde una grande quantità di plasma nello spazio che è chiamato vento solare, ma questo non è altro che un fiume di cariche elettriche che rifornisce due serbatoi situati nella magnetosfera terrestre: le fasce di Van Allen. Queste zone dello spazio possono essere altrettanto considerate dei condensatori che a loro volta si scaricano e gradualmente iniettano particelle cariche (elettroni e protoni) nella ionosfera. Il vento solare in relazione all'intensità dei fulmini è stato oggetto anche di un'approfondita ricerca [4], uno dei tanti lavori che sottolineano come il funzionamento del nostro pianeta dipende direttamente dal Sole più di quanto vogliamo credere.

Dal punto di vista della ricerca coi raggi cosmici, LOFAR sta aprendo molte porte interessanti, gli sciami delle particelle cosmiche in atmosfera emettono onde radio, e LOFAR è uno dei pochi osservatori che ricostruisce la forma dello sciame attraverso i segnali radio. Le ricerche in corso sulla relazione tra fulmini e raggi cosmici sono innumerevoli, dal punto di vista didattico, qualche anno fa abbiamo anche effettuato un tentativo per mettere in relazione i dati registrati con i rivelatori di muoni AMD5 con quelli di un improvvisato prototipo di rivelatore di fulmini. I problemi però sono numerosi, in particolare il numero di falsi segnali registrati in una abitazione è molto alto e interpretato dal rivelatore come fulmine. Il progetto iniziale chiamato SCALMANA (Signal Comparison Among Lightning and Mean Astroparticle Number Activity) anche per questioni di tempo da dedicarvi è stato accantonato. Tuttavia LOFAR ha indicato un'altra via: dato che il flusso di muoni viene in qualche modo alterato dal potenziale elettrico nelle nubi, i rivelatori di ADA potrebbero trovare una relazione anche tra le tempeste e i raggi cosmici.

Marco Arcani



Mappa in tempo reale da Euclid.org.


 

[1] Semanticscholar

[2] Academia

[3] American Institute of physics

[4] Iopscience


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⚛ In primo piano

Rivelatori AMD5 disponibili 19.09.2026

Durante l'estate sono stati portati a termine due nuovi rivelatori. Il primo è un AMD5 classico, di quelli utilizzati correntemente nel progetto ADA.  A differenza dei precedenti modelli, quest'ultimo è equipaggiato con sensori cinesi J305, i quali sono equivalenti agli SBM20 russi utilizzati finora, ma ormai difficilmente reperibili. Il secondo è un nuovo modello di AMD5 (New Edition) che monta schede elettroniche di nuova concezione e sensori più grandi (J306). I sensori di maggiori dimensioni rendono le misure ulteriormente più precise; questo modello è equivalente ad alcuni prototipi precedentemente costruiti come AMD11, AMD15 e AMD16. Il rivelatore è nato seguendo anche i risultati del nostro precedente sondaggio. Oltre alle caratteristiche condivise con i precedenti AMD, l'involucro utilizzato ha lo schermo trasparente con elettronica e sensori a vista. Altri due rivelatori AMD5 sono disponibili essendo stati dismessi da precedente utilizzo e revisionati completamente. Per chi fosse interessato, i rivelatori si possono visionare dalla consueta pagina dedicata: AMD5.

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"La vita in un guscio di plasma" il nuovo libro di Marco Arcani 03.08.2026

La Terra è molto più di ciò che vediamo. Da lontano essa appare come una fragile sfera azzurra sospesa nello spazio. Ma osservata con gli "occhi" di una particella elementare, la Terra assume un aspetto completamente diverso: un nucleo protetto da un immenso guscio di plasma, immerso in una rete di campi elettrici e magnetici che la collegano al Sole e all'ambiente cosmico.Quel guscio invisibile non è soltanto una curiosità della fisica spaziale. È probabilmente uno degli ingredienti fondamentali che hanno permesso alla vita di nascere, evolversi e sopravvivere sul nostro pianeta.

La vita in un guscio di plasma accompagna il lettore in un viaggio attraverso magnetosfera, plasmasfera, fasce di Van Allen, aurore polari, raggi cosmici e missioni spaziali, mostrando come questi fenomeni siano parte di un unico sistema profondamente interconnesso.

Ma il libro propone anche una riflessione sul modo in cui costruiamo la conoscenza scientifica. Quando un modello riesce a spiegare solo parte dei fenomeni osservati, è legittimo chiedersi se esistano prospettive diverse, capaci di descrivere la Natura in modo più completo. Lo spirito della scienza non consiste nel difendere un paradigma, ma nel metterlo continuamente alla prova.

La scienza progredisce quando cambia il modo in cui osserviamo la realtà. A volte non servono soltanto strumenti sempre più potenti, ma anche nuovi punti di osservazione e la capacità di vedere con occhi nuovi quello che ci circonda da sempre. Il guscio di plasma della Terra è un esempio di come una prospettiva diversa possa rivelare una connessione profonda tra il nostro pianeta, il Sole e l’intero universo.

copertina libro



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News dal Mondo


Aggiornamento da AMS  sui modelli teorici dei raggi cosmici 30.09.2026

A bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal 2011, lo spettrometro AMS ha analizzato oltre 260 miliardi di eventi, esaminando lo spettro di 20 elementi di raggi cosmici. I nuovi dati pubblicati su Physical Review Letters dividono la radiazione cosmica in quattro classi distinte — due primarie e due secondarie —, smentendo i modelli teorici attuali. L'analisi recente di elementi come fosforo, cloro, argon, potassio e calcio rivela come anche i raggi secondari si dividano in due classi basate sulla rigidità. Inoltre, gli elementi con numero atomico pari come argon e calcio risultano più abbondanti rispetto ai vicini dispari come fosforo, cloro e potassio. Con un upgrade previsto per il 2027, l'AMS continuerà a studiare materia oscura e antimateria.

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Fonte: CERN Courier


Pioggia Cosmica: un errore storico corregge la scienza dello spazio 21.09.2026

Un'indagine scientifica ha corretto la datazione di uno dei primi casi documentati di tempesta solare che ha interferito con le tecnologie umane. Secondo un articolo pubblicato su Nature nel 1871, un'interferenza magnetica "causata da un'aurora" (ancora il meccanismo non era conosciuto) aveva bloccato i telegrafi ferroviari a Exeter, in Inghilterra, ritardando un treno il 18 ottobre 1841. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto un errore storico: in quella data la linea ferroviaria non era ancora attiva. Incrociando gli orari dei treni e i registri delle aurore, gli scienziati hanno stabilito che l'evento risale al 18 ottobre 1848. Questo errore sposta il primato della prima interferenza tra attività solare e tecnologia documentata al 19 marzo 1847, molto prima del famoso Evento di Carrington del 1859...

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Fonte: EOS


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