Introduzione
Allo stato attuale ADA utilizza un semplice sistema di controllo sui file di dati giornalieri registrati dai rivelatori. Tale sistema esegue un controllo due volte al giorno (intorno alle 12.00 am/pm) e se i dati dei rivelatori superano una soglia predeterminata, il server invia una e-mail di allarme ai responsabili degli osservatori.
A seguito di un allarme via e-mail da più rivelatori, la prima cosa da fare è vedere l'andamento del grafico sulla dashboard,
sicuramente ci saranno uno o più picchi nei grafici dei dati; se l'andamento sembra confermare i picchi in corrispondenza dello stesso indice temporale tra i rivelatori segnalati nelle e-mail, si può procedere al secondo step.
Il secondo step è quello di utilizzare l'applicazione SOCI-ADA per il controllo delle coincidenze sul file del giorno (vedi "funzionamento"). Se SOCI-ADA conferma la coincidenza si può procedere alle analisi più approfondite.
Di seguito è riportato un esempio di approccio per l'analisi dei dati che è possibile personalizzare o migliorare come meglio si crede.
Esempio di analisi
Questo evento di coincidenza è stato segnalato il 4/11/2016 tramite due e-mail, una relativa a venegono e una per cariati (per comodità di chi scrive i nomi dei siti saranno riportati in minuscolo), tipicamente il messaggio della e-mail è il seguente:
L'immediata analisi con SOCI-ADA dei dati giornalieri ha mostrato la coincidenza alle ore 11.02:
L'analisi approfondita è stata rimandata al giorno seguente; dai siti dei rivelatori sono stati scaricati i file “date_20161105_000000.TXT” che corrisponde ai dati del giorno precedente (04/11), il “dd5sec_20161105_000000.TXT” che è il file con campionamento a 5 secondi e il “real_20161105_000000.TXT” che riporta i tempi di arrivo delle particelle, al millesimo di secondo (per problemi di rete non tutti i rivelatori inviano questi file, alcuni rimangono registrati in locale quindi vanno richiesti al responsabile del relativo rivelatore).
Per prima cosa sono stati importati tutti i dati in un software di analisi (va bene anche excel) ed è stato fatto il grafico dei dati giornalieri di entrambi i rivelatori, su cui si evidenzia la coincidenza entro il minuto:
Il software AstroRad stampa l'ora e il minuto degli eventi successivi al minuto trascorso, quindi l'allarme stampato alle 11.02 si riferisce all'intervallo di tempo tra le 11.01 e le 11.02.
Tuttavia dai file dei dati si può anche notare che il tempo di campionamento è leggermente spostato per i due rivelatori, ovvero il rivelatore di cariati registra dalle 11.01.50 secondi alle 11.02.50... (e non dalle 11.01.00 alle 11.02.00):
mentre quello di venegono stampa dalle 11.01.15 secondi alle 11.02.15 secondi... (e anche qui non dalle 11.01.00 alle 11.02.00):
Questo dipende dal tempo di accensione dei rivelatori (attivazione di AstroRad) e naturalmente non incide sul tempo di memorizzazione delle particelle coincidenti ma va tenuto in considerazione per scovare le coincidenze negli intervalli di tempo considerati.
In sostanza l'evento coincidente tra cariati e venegono dovrà trovarsi tra le 11.01.15 e le 11.02.50, a questo punto si potrebbe già passare ai file "realtime" (real_20161105_000000.TXT) per vedere se in questo intervallo di tempo compaiono particelle con lo stesso indice temporale.
Se però vogliamo migliorare la risoluzione temporale e guadagnare tempo, possiamo usare i file con campionamento a 5secondi (dd5sec_20161105_000000.TXT). Caricando i file nel proprio software di analisi preferito e facendone il grafico (dell'intervallo di tempo considerato) si nota già la coincidenza che si trova a cavallo tra il minuto 01 e 02 . Anche in questo caso - col campionamento a 5 secondi - le basi dei tempi dei due rivelatori differiscono, come si vede dall'animazione:

Da questa animazione si evidenzia lo scostamento della base dei tempi
(i valori per l'asse x cambiano alternativamente per cariati e venegono),
ma attenzione!...
questo non significa che l'orario è scostato,
i rivelatori sono assolutamente sincronizzati a livello temporale.
Il campionamento per venegono cade ogni 5 secondi i.e.: … 59, 04, 09, 14... e per cariati: ...56, 01, 06, 11...
Dai grafici seguenti si vede che per cariati la particella si deve trovare tra le 11.01.56 e le 11.02.01 mentre per venegono da 11.01.59 alle 11.02.04.

11.02.01 significa l'intervallo di tempo di 5 secondi tra le 11.01.56 e le 11.02.01

11.02.04 significa l'intervallo di tempo di 5 secondi tra le 11.01.59 e le 11.02.04
A questo punto possiamo aprire i file "realtime" e vedere in questi intervalli di tempo cosa troviamo:
In conclusione le particelle che hanno scatenato la "coincidenza" sono queste:
CARIATI 0001_particle_at; 11; 01; 57; 0286 (millesimi di secondo);04/11/2016
VENEGONO 0001_particle_at; 11; 01; 59; 0019 (millesimi di secondo);04/11/2016
Le particelle registrate differiscono di circa 2 secondi, troppo tempo per essere cugine dello stesso sciame e poiché non ci sono altri rivelatori interessati in questo evento possiamo escludere anche l'eventualità supernova.
Va sottolineato anche che la distanza tra Cariati e Venegono è troppa per un singola particella primaria, uno sciame da una singola particella si può estendere al massimo per un centinaio di chilometri, come avevamo visto dalle simulazioni, mentre non è da escludere per eventi diversi ma contemporanei (particelle primarie a grappoli).
Questo metodo di analisi che a prima vista può sembrare macchiavellico, diventa molto semplice facendo qualche simulazione. Sui dati si possono applicare anche altri tipi di analisi statistica, come le correlazioni multivariate o le correlazioni incrociate.
In futuro l'intenzione è quella di rendere automatiche queste misure, anche se farle manualmente rimane un ottimo esercizio di analisi statistica e mentale.
"La vita in un guscio di plasma" il nuovo libro di Marco Arcani 03.08.2026
La Terra è molto più di ciò che vediamo. Da lontano essa appare come una fragile sfera azzurra sospesa nello spazio. Ma osservata con gli "occhi" di una particella elementare, la Terra assume un aspetto completamente diverso: un nucleo protetto da un immenso guscio di plasma, immerso in una rete di campi elettrici e magnetici che la collegano al Sole e all'ambiente cosmico.Quel guscio invisibile non è soltanto una curiosità della fisica spaziale. È probabilmente uno degli ingredienti fondamentali che hanno permesso alla vita di nascere, evolversi e sopravvivere sul nostro pianeta.
La vita in un guscio di plasma accompagna il lettore in un viaggio attraverso magnetosfera, plasmasfera, fasce di Van Allen, aurore polari, raggi cosmici e missioni spaziali, mostrando come questi fenomeni siano parte di un unico sistema profondamente interconnesso.
Ma il libro propone anche una riflessione sul modo in cui costruiamo la conoscenza scientifica. Quando un modello riesce a spiegare solo parte dei fenomeni osservati, è legittimo chiedersi se esistano prospettive diverse, capaci di descrivere la Natura in modo più completo. Lo spirito della scienza non consiste nel difendere un paradigma, ma nel metterlo continuamente alla prova.
La scienza progredisce quando cambia il modo in cui osserviamo la realtà. A volte non servono soltanto strumenti sempre più potenti, ma anche nuovi punti di osservazione e la capacità di vedere con occhi nuovi quello che ci circonda da sempre. Il guscio di plasma della Terra è un esempio di come una prospettiva diversa possa rivelare una connessione profonda tra il nostro pianeta, il Sole e l’intero universo.
Misure di raggi cosmici con il pallone sonda del progetto SEM 3.07.2026
Nell’ultimo numero del "Giornale di Fisica" della SIF (Vol. 67, N. 2, aprile-giugno 2026) è stato pubblicato l'articolo sui risultati ottenuti dal Progetto SEM, realizzato dagli studenti del Liceo Scientifico di Cariati (CS), guidati dal Prof. Domenico Liguori.
Ricordiamo che il pallone sonda è stato lanciato da Paola il 20 ottobre 2025, portando nel "vicino spazio" la strumentazione progettata per effettuare importanti esperimenti a quelle altitudini.
Il Progetto SEM è stato il risultato di una grande partecipazione tecnica e scientifica, con il contributo diimportanti enti di ricerca italiani, docenti, studenti e professionisti dove ABProject Space ha lavorato a fianco degli studenti e dei docenti nella progettazione della sonda e nelle attività di simulazione, lancio e recupero...

Fonte: Società Italiana di Fisica
AMS svela nuovi segreti sui raggi cosmici 12.07.2026
L’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS), installato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dal 2011 ha analizzato oltre 200 miliardi di particelle. Ora la collaborazione AMS ha dimostrato che la tradizionale divisione dei raggi cosmici in soli due gruppi è incompleta. I raggi cosmici sono stati tradizionalmente classificati in particelle primarie, prodotte e accelerate da sorgenti astrofisiche, e particelle secondarie, generate quando i raggi cosmici primari interagiscono con la materia durante il loro viaggio nella Galassia (ad esempio in atmosfera). Grazie a 13,5 anni di dati e all’analisi di circa un milione di raggi cosmici composti da elementi pesanti, AMS ha scoperto che entrambi i gruppi presentano popolazioni differenti, in base alla loro rigidità magnetica. I risultati rivelano quindi quattro classi distinte di raggi cosmici: due tipi di raggi cosmici primari e due tipi di raggi cosmici secondari. La scoperta è stata resa possibile dalle misurazioni precise di cinque elementi pesanti — fosforo, cloro, argon, potassio e calcio — che portano a 20 il numero totale degli elementi studiati da AMS. I nuovi risultati dimostrano che la produzione e la propagazione dei raggi cosmici sono processi molto più complessi di quanto ipotizzato in precedenza...
Fonte: CERN Bulletin
Il libro AstroParticelle 26.09.2013 - Un viaggio scientifico tra i raggi cosmici raccontato attraverso la storia, le invenzioni i rivelatori e gli osservatori; senza trascurare gli effetti che essi producono coinvolgendo numerose discipline scientifiche tra cui astrofisica, geofisica e paleontologia. |
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