Lungamente atteso, oggi è apparso il primo evento esplicitamente coincidente tra i rivelatori di ADA.
Da quando è in funzione l'esperimento, ormai più di due anni, si sono notate alcune volte segnali di eventi coincidenti in rivelatori diversi (questo è lo scopo dell'esperimento, vedi pagine dedicate) ma mai così evidenti.
Il primo segno di forte attività è stato visto nel rivelatore dell'Osservatorio G.Galilei di Cariati (linea rossa, vedi grafico sotto) che alle 5.03 di questa mattina (26.08.2014) segnava 12 particelle, contro la media di 2 al minuto. Il confronto tra i dati dei tre rivelatori (linea blu: astroparticelle Venegono, linea verde: Osservatorio di Tradate, grafico sottostante) in funzione suggerisce una forte coincidenza di eventi interpretabile come un evento cosmico ad alta energia di un qualche tipo.

Figura 1: i segnali in particolare nell'arco di trenta minuti coincidono tra il rivelatore 'rosso' (Cariati) e 'verde' (Tradate).
Con soli tre detectors in funzione non si possono azzardare ipotesi, ma è possibile fare una serie di elucubrazioni come puro esercizio pratico:
Il rivelatore 'blu' (AMD7 Venegono)
attualmente sta facendo misure di direzione con tre GMT ed è puntato in direzione N-NW con angolo di zenit di circa 60°. I valori riportati dai rivelatori 'rosso' e 'verde' alle 5.03 sono comunque "circondati" da due picchi del rivelatore 'blu', oltre ad altri picchi coincidenti con gli altri rivelatori (figura1).
Nonostante la zona inquadrata dallo strumenta non corrisponda a quella degli altri due, la "struttura" del segnale indica grande attività (8 particelle in totale) nel periodo 4.50AM-5.20AM seguita e preceduta da bassa attività (circa 4 particelle/hr), in fisica le "strutture" lasciano adito a molte speranze (figura2). Questo infatti fa pensare che i segnali delle particelle provenienti da angolazione differente potrebbero in realtà essere provocati dalla stessa causa, magari prodotti da scattering o spallazione con altre particelle secondarie.

Figura 2: La struttura dei dati del riveatore 'blu'.
Il flusso di particelle visto dai rivelatori AMD5 rientra in un angolo di 18° (x 60° circa) di campo e sappiamo che la provenienza delle particelle dei raggi cosmici secondari prevale su angolo di zenit = 0 (a questo proposito sarà pubblicato a breve su queste pagine un interessante lavoro).
Sappiamo anche che le astroparticelle primarie sono deviate dai campi magnetici e solo quelle di tipo UHECR sono in grado di viaggiare in modo rettilineo dalle sorgenti, di conseguenza anche le particelle secondarie possono dare indicazione della direzione di provenienza.
Ora supponendo che una particella UHECR sia entrata in atmosfera proprio nell'orario relativo ai rilevamenti, possiamo andare a vedere il cielo inquadrato dai rivelatori che approssimiamo essere un cerchio con raggio di 9° con origine allo zenit.
Alle 5.03 allo zenit di Cariati compare una zona tra le costellazioni del Triangolo, del Perseo e di Andromeda.

Figura 3: Il cielo visto da Cariati (in generale da tutt'Italia) alle 5.03, il cerchio rosso è l'area inquadrata dai rivelatori 'rosso' e 'verde', l'area in blu sulla sinistra è quella invece inquadrata dal rivelatore 'blu' (immagine stellarium).
In questa zona comunque non sono conosciute (almeno da me) particolari sorgenti di raggi cosmici. Il rivelatore 'blu' ci dà anche indicazioni che la provenienza sia meno probabile da N-NW, infatti alle 5.03 non vi è coincidenza con gli altri rivelatori per cui si può escludere quella zona come fonte di probabili sorgenti di r.c.

Figura 4: La zona più "probabile" di provenienza è quella indicata dal cerchio rosso (immagine stellarium).
Per ora abbiamo solo dei deboli indizi i quali probabilmente possono essere solo frutto del caso. Nell'interpretazione dei segnali ricavati dalle particelle nei rivelatori è importante saper leggere i grafici e perciò in questo campo è indispensabile acquisire più esperienza possibile. L'attività non è molto diversa da quella di un radiologo che deve interpretare le immagini radiografiche di specifiche parti del nostro corpo.
Qualunque sia stata la causa dei segnali coincidenti, questo è un buon esempio di come dovrebbe funzionare ADA ed è anche un ottimo stimolo per indurci ad osservare il cielo, in particolare nelle prossime notti, e in quella zona... non si sa mai.
M.A.
Rivelatori AMD5 disponibili 19.09.2026
Durante l'estate sono stati portati a termine due nuovi rivelatori. Il primo è un AMD5 classico, di quelli utilizzati correntemente nel progetto ADA. A differenza dei precedenti modelli, quest'ultimo è equipaggiato con sensori cinesi J305, i quali sono equivalenti agli SBM20 russi utilizzati finora, ma ormai difficilmente reperibili. Il secondo è un nuovo modello di AMD5 (New Edition) che monta schede elettroniche di nuova concezione e sensori più grandi (J306). I sensori di maggiori dimensioni rendono le misure ulteriormente più precise; questo modello è equivalente ad alcuni prototipi precedentemente costruiti come AMD11, AMD15 e AMD16. Il rivelatore è nato seguendo anche i risultati del nostro precedente sondaggio. Oltre alle caratteristiche condivise con i precedenti AMD, l'involucro utilizzato ha lo schermo trasparente con elettronica e sensori a vista. Altri due rivelatori AMD5 sono disponibili essendo stati dismessi da precedente utilizzo e revisionati completamente. Per chi fosse interessato, i rivelatori si possono visionare dalla consueta pagina dedicata: AMD5.


La Sn 1604, è la supernova scoperta da Kepler nel 1604, l'ultima apparsa all'interno della nostra galassia (Hubble ST).

Scoperta nel 1987 nella grande nube di Magellano, la Sn 1987A è la prima supernova ad essere stata 'osservata' dagli osservatori di raggi cosmici (Hubble ST).

La Crab nebula, resti della Sn 1054, scoperta probabilmente da astronomi cinesi nel 1054 (Hubble ST).
Il libro AstroParticelle 26.09.2013 - Un viaggio scientifico tra i raggi cosmici raccontato attraverso la storia, le invenzioni i rivelatori e gli osservatori; senza trascurare gli effetti che essi producono coinvolgendo numerose discipline scientifiche tra cui astrofisica, geofisica e paleontologia. |
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